tradimenti
La Prima Volta da Bull al Certe Notti #2
giorgal73
29.09.2025 |
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Quando incrociai i suoi occhi oltre le sbarre – occhi arrossati e febbricitanti come quelli di un martire in estasi – la colpa mi strinse lo stomaco in un nodo viscido, mentre l'umidità..."
** ROBERTO: Il Cuck Umiliato **Ricordo quel novembre 2011 come un picco di estasi e abisso, le foglie marrone che marcivano sui marciapiedi bagnati mentre sedevo al computer, la luce bluastra che illuminava il mio viso sudato. Ero io a contattare i bull sui siti, le dita tremanti sulla tastiera, cercando qualcuno che piacesse a Marina e che capisse il mio bisogno di umiliazione.
Quando trovai Davide, con la sua foto che mostrava spalle larghe e un'espressione sprezzante, e lui mi propose il "Certe Notti" a Minerbio, un Club Privè, pensai: «Fantastico, andremo in un club e forse troverò altri pronti a scoparsi mia moglie, potrò perdermi completamente – innumerevoli occhi che fisseranno la mia anima inferiore come fari penetranti nell'oscurità della mia vergogna.» Arrivammo in ritardo per il traffico, la pioggia che batteva sul parabrezza mentre Marina, profumata di vaniglia, mi lanciava sguardi nervosi, ma l'attesa amplificava il mio desiderio di sottomissione, un formicolio crescente nell'inguine che mi faceva stringere le cosce.
Nella reception, ero ancora Roberto l'affabile con il mio maglione beige e i pantaloni ben stirati, ma una volta nella stanza con il lettone, mi spogliai con dita tremanti. Indossai il preservativo sul mio cazzo flaccido che pendeva triste tra le cosce pallide – un lattice trasparente che evidenziava la mia inutilità invece di nasconderla. Mi accovacciai sul pavimento freddo, le ginocchia che scricchiolavano sul pavimento consumato, testa china come un cane bastonato, toccandomi piano mentre il bull, con i suoi muscoli tesi sotto la pelle olivastra, ordinava con voce roca: «Cornuto schifoso, stai ai bordi.» Vedere Marina baciata da lui, le sue labbra carnose divorate da quella bocca estranea, mi provocò un'erezione dolorosa; il mio cuore batteva così forte che sentivo il sangue pulsare nelle tempie, un cocktail tossico di gelosia bruciante e godimento viscerale. Ogni suo gemito acuto, che rimbalzava sulle pareti come un'eco di piacere proibito, era una pugnalata dolce nel mio stomaco contratto, confermava la mia inferiorità con una precisione chirurgica – io non potevo darle quel piacere che le faceva inarcare la schiena e stringere le lenzuola tra le dita.
Quando mi avvicinai per unirmi, sapevo che mi avrebbe punito, e lo bramavo con ogni fibra del mio essere. I calci sul culo mi fecero male, la suola ruvida della sua scarpa di pelle lasciò impronte rosse sulla mia carne pallida, ma pensai: «Sì, sono uno schifoso, meritato.»
Nel bagno dalle piastrelle fredde e scheggiate, con la testa nel water dall'odore di disinfettante al pino, l'acqua gelida mi colava lungo le guance tremanti, e poi il suo piscio caldo e acre che mi colpiva gli occhi arrossati e la bocca semiaperta – fu umiliante al massimo, un'umiliazione che mi attraversò come una scarica elettrica dalla nuca fino alla punta dei piedi.
Lamentavo con gemiti gutturali, la schiena curva in una posizione di totale sottomissione, ma dentro urlavo di piacere: «Questo è ciò che voglio, sentirmi un nulla.» Chiuso lì, come un cane abbandonato, accasciato in una pozza maleodorante che si allargava sul pavimento, immaginando i gemiti acuti di Marina che echeggiavano tra le pareti come un richiamo ancestrale. Era tortura e estasi fuse insieme in un cocktail tossico che mi bruciava le vene. Non potevo rimanere nel bagno, dovevo assolutamente andare da mia moglie, attirato dai suoi gemiti come una falena alla fiamma. Mi fermai fuori dalla stanza, aggrappato alle sbarre fredde come un animale in gabbia. I miei occhi febbricitanti e i miei sensi ipersensibili furono la miccia della mia perversione, riuscivo a godere senza neanche toccarmi, il mio membro pulsava dolorosamente contro la mia coscia. Quando poi Davide fece entrare gli altri uomini, figure scure con occhi lucidi di curiosità, mi sentii morire. Ma vedere il corpo nudo e sudato di mia moglie che godeva di ogni attenzione di quella gang bang improvvisata, la sua pelle diafana decorata con rivoli bianchi e densi, mi elettrizzò fino al midollo.
Sentii tutti gli insulti e tutte le parole sconce che ogni maschio rivolgeva a me e a mia moglie, pura estasi che mi faceva tremare le ginocchia. Poi quando Davide trasformò la mia lingua rosa e umida in uno straccio per le pulizie per rimuovere tutto lo sperma sul corpo di Marina, leccando ogni goccia con devozione metodica, pensai: «Sono il suo schiavo, ripulisco il disordine del vero uomo, rendo il suo corpo immacolato come un altare profanato.»
Quando Davide e gli altri uomini uscirono dalla stanza con un tonfo sordo della porta, mi sentii completo e appagato – la complessità del mio desiderio, non solo punizione, ma un bisogno viscerale di cedere il potere per sentirmi finalmente vivo, il corpo ancora tremante, la pelle pallida segnata da chiazze rosse.
** MARINA: La Moglie Perversa
Per me, quel giorno al "Certe Notti" fu un cocktail vertiginoso di eccitazione e disagio che mi bruciava nelle vene. Roberto insistette per quel bull da Bologna, un uomo con spalle larghe come un toro e mani callose che promettevano piacere brutale. Il club a Minerbio sembrava l'ambientazione perfetta: discreto come una confessione sussurrata, con quell’intimità che poteva dar sfogo alle nostre perversioni. Arrivammo quando la pioggia batteva sui vetri come dita impazienti, e alla reception sentivo il cuore martellarmi in gola – sotto il trench color crema, la lingerie di pizzo nero graffiava la mia pelle accaldata, un promemoria costante del patto diabolico che stavamo per onorare.
Nella stanza, mi sdraiai sul letto sopra un semplice lenzuolo che mi fece rabbrividire, mentre le luci soffuse color ambra accarezzavano le curve del mio corpo come amanti timidi.
Roberto si trasformò davanti ai miei occhi: da marito premuroso a cuckold tremante, nudo e patetico come un pulcino bagnato, con quel preservativo penzolante sul suo membro flaccido che sembrava implorare attenzione. Lo guardai con un misto di pietà viscerale e amore contorto, pensando: «Povera anima fragile, ha bisogno di vedermi violata per sentirsi vivo.»
Quando il bull mi afferrò i capelli con decisione e mi baciò, sentii il sapore metallico dell'adrenalina e ricambiai con una passione che mi sorprese – era magnetico, con occhi neri come pozzi d'inchiostro e un odore di muschio e cuoio che mi inebriava. Mentre la sua lingua esperta mi esplorava con precisione chirurgica, lanciavo occhiate furtive a Roberto, rannicchiato nell'angolo con gli occhi lucidi di un bambino perso: «Sì, questo piacere selvaggio mi sta consumando, ma devo assicurarmi che lui stia bene.» I suoi occhi bassi e il respiro affannoso mi davano il tacito assenso di cui avevo bisogno per abbandonarmi completamente.
Quando il bull lo punì, calciandolo con la punta lucida della scarpa e pisciandogli addosso come se fosse un orinatoio pubblico, sentii un brivido di orrore misto a fascino primitivo percorrermi la spina dorsale: «È troppo brutale? Ma è esattamente ciò che Roberto mi ha supplicato di permettere.»
Quando incrociai i suoi occhi oltre le sbarre – occhi arrossati e febbricitanti come quelli di un martire in estasi – la colpa mi strinse lo stomaco in un nodo viscido, mentre l'umidità tra le mie gambe tradiva quanto quella crudele dominazione mi eccitasse. Scopare senza interruzioni fu come precipitare in un abisso di piacere proibito: i miei gemiti acuti rimbalzavano sulle pareti come uccelli impazziti, il corpo massiccio e sudato del bull si muoveva contro il mio con la precisione meccanica di un pistone. Pensavo, tra un'ondata di piacere e l'altra: «Roberto sta ascoltando ogni mio sospiro, sta assistendo alla mia metamorfosi in pura lussuria, e questo lo fa godere come nient'altro al mondo.»
Ad un certo punto mi ritrovai circondata da una miriade di cazzi pulsanti, ognuno con una sua personalità: alcuni grossi e venosi, altri più sottili ma lunghi, alcuni curvi come banane mature. Li afferrai con dita tremanti, li succhiai sentendo sulla lingua la pelle tesa e calda, il sapore salato che si mischiava alla mia saliva. Non capii più nulla, persa in un vortice di carne e desiderio. Il cazzo di Davide, possente e imperioso, entrava dentro di me con una forza mostruosa, ogni spinta profonda che mi toglieva il respiro, lacerando le mie inibizioni come carta velina.
Ad ogni suo affondo brutale la mia bocca accoglieva un nuovo cazzo, le mie mani masturbavano con ritmo frenetico, mentre i miei occhi, velati di lacrime di piacere, rimanevano fissi su mio marito nell'angolo. Con un'ultima spinta selvaggia Davide emise un ruggito animale e mi riempì di sperma caldo che pulsava dentro di me; gli altri uomini, eccitati dalla scena, lo seguirono a ruota, inondando ogni centimetro della mia pelle di rivoli bianchi e densi che colavano come cera calda.
Tuttavia, quando Davide impartì quell'ordine perverso - la voce bassa e roca che non ammetteva rifiuti - costringendo Roberto a inginocchiarsi e pulire con la lingua ogni goccia lattiginosa dal mio corpo tremante, sentii un'ondata di calore esplodere dal mio ventre. Un orgasmo violento mi attraversò come una scarica elettrica, facendomi inarcare la schiena e stringere le lenzuola tra le dita. Ne seguirono altri, in rapida successione, mentre osservavo la lingua rosa di mio marito tracciare percorsi umidi sulla mia pelle, raccogliendo metodicamente quel nettare salato. I suoi occhi, velati di umiliazione ma accesi di un fuoco oscuro, incrociarono i miei mentre succhiava con devozione l'interno delle mie cosce.
Davide ci salutò con un ghigno soddisfatto, chinandosi su di me per sussurrarmi all'orecchio una proposta così indecente che sentii la mia figa pulsare e contrarsi, ancora sensibile e gonfia. Il suo alito caldo sulla pelle del collo risvegliò il ricordo vivido del suo membro che mi riempiva, spingendosi fino a toccare punti che non sapevo esistessero. Quando finalmente la porta si chiuse alle spalle dell'ultimo uomo, Roberto crollò accanto a me, il corpo madido di sudore, il respiro affannoso. Lo strinsi a me, sentendo il battito accelerato del suo cuore contro il mio seno.
***NOTE***
La storia che avete appena letta mi è stata commissionata da Davide di @GangbangBologna. Mi ha chiesto di revisionare un suo racconto e di ambientarlo al Certe notti. Quindi non scrivetemi che è una storia che avete già letto. In parte è vero, ma qui c’è molta della mia fantasia e perversione. Inoltre, ho trasformato un racconto in tre contemporaneamente, immaginando le personalità e i pensieri di ogni singolo protagonista.
Il protagonista non sono io, ma Davide, le scene o il modo di agire non mi appartiene e chi mi conosce sa esattamente di cosa sto parlando. Quindi non scrivetemi in privato per proposte di bull o dominazione. Piuttosto scrivetemi per organizzare una bella giornatina in un club bolognese dove conoscerci e magari scrivere la nostra storia.
Ovviamente sono sempre graditi i commenti, specialmente quelli femminili. I miei riferimenti su ogni tipo di social o applicazione di comunicazione sul vostro telefonino sono sempre gli stessi, ovvero il nickname che leggete sotto la mia foto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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